Tecniche di avvio di un acquario, parte 2 – Come fare?

Metodi di avvio

Ogni attività umana ha un inizio, e ogni inizio è sempre un’incognita, soprattutto se è la prima volta che intraprendiamo questa attività.
L’avvio di un acquario non fa eccezione.

0. METODO AVVIO “EMOZIONALE” (MAE)
       ovvero: come non avviare una acquario

Prima di vedere i tre tipi di avvio canonici, proviamo a metteci nei panni di un neofita armato di passione ed entusiasmo e seguiamo l’ipotetica evoluzione della sua vasca.
Credo che molti di noi, indipendentemente dal livello attuale, abbiano iniziato più o meno così:

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Tecniche di avvio di un acquario, parte 1 – Il fondo

di Marino Varetto

Stiamo facendo partire un nuovo acquario, che bello!
La vasca è stata comprata e portata a casa, abbiamo scelto il fondo, le pietre, i legni e gli altri arredi (in gergo, l’hardscape), e anche tutto il materiale tecnico è pronto. E ora come procediamo? Quali tecniche di avvio esistono e quale ci conviene adottare?
Questo è il dilemma davanti il quale tutti più o meno ci troviamo quando allestiamo una nuova vasca. 

Sostanzialmente la scelta è tra tre metodi che vengono principalmente utilizzati: 

  • Partenza “classica”, con riempimento e piantumazione totale ed avvio di tutta la tecnica senza quasi alcuna esitazione;
  • Partenza “al buio”, che consiste nell’allestimento dell’hardscape (rocce e legni) alla quale segue una fase di buio totale lunga circa 30–40 giorni di maturazione in cui restano attivi solo il filtro ed il riscaldatore;
  • Metodo “DSM” (Dry Start Method), che consiste nell’allestire l’acquario, piante comprese, a secco o quasi, in atmosfera controllata.

Tutti e tre i metodi sono validi, collaudati e garantiscono il successo dell’avvio, e sono di semplice realizzazione. Ma perché scegliere uno piuttosto che un altro?

Come vedremo nella seconda parte di questo articolo, la scelta dipende dal tipo di progetto che abbiamo per il nostro nuovo acquario e da quanto si vorrà ottenere da esso per quanto riguarda la quantità e le specie di piante scelte. 

Prima di approfondire i particolari che contraddistinguono ognuno dei tre metodi possibili per l’allestimento, è però bene comprendere la tipologia di fondo che andremo ad utilizzare, che nel caso in cui si voglia ottenere il meglio dalla vegetazione dell’acquario, sarà una terra allofana aiutata, spesso, da una base di terriccio fertile stabilizzato.

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Acqua di rete o di osmosi?

Acqua di rete?

Come in tutti gli hobbies, anche in acquariofilia ci sono diverse scuole di pensiero che spesso vengono interpretate come vere e proprie religioni.
E, si sa, l’uomo sulla religione non transige!

Uno degli elementi che accendono le discussioni è l’elemento base di ogni acquario:

L’ACQUA!


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Start con ammoniaca

di Cristian Nazareno

PREMESSA

La chimica in un acquario gira intorno al ciclo dell’azoto, in breve: sostanze che devono venir trasformate in altre sostanze per permettere che la vita possa svilupparsi e mantenersi nel migliore dei modi.
Tale ciclo prevede che i batteri possano trasformare con efficienza alcuni composti in altri meno pericolosi per le forme di vita animali in acquario, come NH3 in NO2 e successivamente NO2 in NO3. Questi ultimi, seppur ancora considerati inquinanti, possono essere più facilmente tollerati e smaltiti secondo i modi già conosciuti.
Ma questi batteri come si formano in acquario? E quanti ne servono? E’ possibile calcolarli?

Nei decenni passati il sistema di maturazione di un acquario consisteva nell’allestire e popolare subito la vasca con l’inserimento di un “pesce pilota”. Questo animale, scelto perchè ritenuto particolarmente resistente, veniva usato per poter “sporcare” l’acqua e dare nutrimento ai batteri preposti alla trasformazione delle sostanze in modo che potessero moltiplicarsi e diventare quindi più efficienti.
Successivamente ci si è chiesto se si potesse evitare questo inserimento e nutrire i batteri in maniera alternativa, utilizzando magari delle piccole porzioni di mangime ottenendo quindi un risultato similare.

Da qui il famoso “mese di maturazione”, che non è altro che un periodo di tempo “relativamente sicuro” in cui si ritenere che un acquario abbia avuto sufficiente tempo per permettere a questi organismi di moltiplicarsi a dovere. Questo consente l’inserimento degli animali con la ragionevole certezza che gli inquinanti da essi prodotti possano essere rapidamente trasformati.
Un acquario appena allestito ha bisogno di un certo lasso di tempo (non precisamente definito) per poter produrre i primi inquinanti e sfamare l’appetito dei batteri, e un ulteriore lasso di tempo per poter permettere loro di trasformare questi inquinanti in altre sostanze e via dicendo.

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Il guppy, miti e leggende

Nome: Poecilia reticulata
Regno: Animalia
Phylum: Cordata
Classe: Actynopterigii
Ordine: Cyprinodontiformes
Famiglia: Poecilidae
Sinonimi: Guppy, lebistes, lebis, pesce milione, Girardinus guppy, Lebistes poecilioides

pH: 6,5-7,8 (ideale: 6,8 – 7,2)
GH: 5-30 °dGH
Temperatura: 21-26 °C (ideale per mantenimento: 24 °C)
Dimensioni massime: 6 cm (femmine), 4.5 cm (maschi)
Alimentazione: onnivoro

Provenienza:

Introduzione

Il guppy è uno dei pesci più conosciuti dagli appassionati, sia per i colori che li contraddistinguono, in grado di catturare l’occhio, sia per l’allegria che essi sono in grado di trasmettere con i loro movimenti continui e la loro coda sinuosa.

Il nome della specie deriva dal greco ποικίλος (poikilo) che vuol dire “variabile” e dal latino reticulata “dalla trama a rete”.

Questo piccolo pesce è spesso consigliato come pesce da primo allestimento, data la sua (ormai relativa) facilità di allevamento, e di conseguenza anche un prezzo al pubblico piuttosto contenuto. Di seguito andremo a considerare quali siano le condizioni migliori per l’allevamento del guppy, data la purtroppo eccessiva leggerezza con cui chi si accosta a questa specie tratta i propri esemplari.

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TDS & EC, quale misuro?

TDS & EC

I misuratori di EC e TDS sono comparsi sul mercato al diffondersi, anche a livello amatoriale, delle colture idroponiche.
Essendo l’acqua il veicolo unico per i nutrimenti alle piante, diventa essenziale determinare la concentrazione dei nutrienti in funzione del reintegro con fertilizzanti.
Un sistema semplice per capire quanti nutrimenti sono presenti nell’acqua è quello di determinare la concentrazione di “solidi” (sali), questa misura è definita TDS.
TDS è l’acronimo di Total Dissolved Solids (Solidi Totali Disciolti) e viene misurato in PPM (parti per milione).
Il TDS viene acquisito misurando il valore EC ed eseguendo un calcolo per determinare il valore TDS.
EC sta per Electrical Conductivity (Conduttività Elettrica) e si misura in µS/cm (micro Siemens per centimetro).
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I semi “cinesi”

I semi cinesi

Da qualche anno sono disponibili online confezioni di semi che i venditori dichiarano essere di piante acquatiche.
I più onesti si limitano a dichiarare “aquarium plant seeds” (semi di piante da acquario) ma qualcuno si azzarda a dichiarare la specie, di solito Glossostigma elatinoides o Hemianthus callitrichoides.
Le istruzioni d’uso spiegano di seminare su un substrato con acqua fino al livello del substrato stesso e di riempire poi la vasca solo a germinazione avvenuta.
Questa tecnica, con i dovuti distinguo, è grosso modo quello che in ambito acquariofilo, chiamiamo Dry Start Method (Metodo della partenza a secco) o più semplicemente DSM.
Indubbiamente poter disporre di un pratino da seminare seplicemente sul substrato anziché piantare (ad una ad una) centinaia di piantine, è una prospettiva allettante, soprattutto se la vasca da piantumare non è un nano cube.
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7 ottobre: Guizzi di colore, da Tropizon!

Il 7 di ottobre scorso, presso i nostri amici di Tropizon, a Lecco, si è tenuta la quarta tappa del campionato italiano 2017 Guizzi di Colore, dedicata ai guppy show. Vi proponiamo di seguito una galleria di immagini relative all’evento.

 

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Le richieste delle piante acquatiche – Parte 1

Le richieste delle piante acquatiche

Propongo di seguito un articolo sui parametri necessari a far crescere delle piante acquatiche in maniera sana, ispirandomi a quanto insegnatomi da Marcel Golias.

Specie di piante diverse hanno diversi requisiti per quanto riguarda la chimica dell’acqua, la luce e i nutrienti. Una gran parte degli acquariofili spesso trascura questo fatto. A causa di ciò spesso si vedono vasche allestite con piante aventi esigenze molto diverse, e in conseguenza di ciò molti si chiedono perchè alcune piante non stiano crescendo come si deve, ma ogni pianta richiede condizioni diverse per crescere in maniera ottimale. Se queste condizioni non vengono fornite, può capitare che la pianta non cresca a dovere, o che addirittura smetta di crescere del tutto.

Mentre le diverse esigenze di diversi tipi di piante rispetto alla quantità di luce possono facilmente essere aggirate nelle nostre vasche semplicemente scegliendo di piantare le piante meno esigenti nelle zone più ombreggiate, le diverse esigenze nutrizionali e chimiche costituiscono un ostacolo molto più arduo da affrontare. Quindi, se decidiamo di fare crescere assieme piante aventi requisiti diversi nelle nostre vasche, è necessario cercare qualche compromesso, e contare sul fatto che il risultato non può essere esattamente sempre quello che desideriamo.

Tuttavia, possiamo dire che se ci muoviamo entro limiti ragionevoli si può coltivare con successo la maggior parte delle piante d’acquario.

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Il filtro polarizzatore

Spesso fotografando la nostra vasca, anche con macchine reflex di buona qualità, il risultato che otteniamo non ci soddisfa. Vuoi i colori, vuoi l’inquadratura, vuoi quel certo non-so-che, ma la nostra foto non corrisponde a quello che vediamo dal vero.
Ottenere una ottima foto, a volte, può essere una vera e propria esigenza, per esempio nel caso che questa foto serva per un concorso.
Assodato che molto difficilmente una foto potrà rendere la meraviglia di un acquario ben fatto e ben tenuto, ci sono comunque diverse regole per ottenere una buona foto.
I fotografi conoscono bene queste regole ma l’acquariofilo medio spesso le ignora.
Fa eccezione il più famoso fotografo-acquariofilo che la storia ci abbia fin ora consegnato: il maestro Takashi Amano.

Fatto questo doveroso omaggio vediamo uno dei trucchi forse meno conosciuti: l’uso del filtro polarizzatore.

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